Un'isola diventata città portuale
Capodistria era un'isola. Il centro storico sorge su un'altura bassa che Venezia tenne dal 1279 al 1797: sotto la Serenissima fu il principale possedimento veneziano in Istria e visse di commercio e di sale. Il terrapieno verso Semedella arrivò nel 1827, e le saline intorno all'isola, abbandonate entro il 1911, furono interrate fra il 1932 e il 1939. Quasi tutto ciò che oggi è in piano attorno al centro storico è terra tolta al mare o alle saline.
I nomi raccontano la storia: Aegida nell'antichità, poi Iustinopolis, che la tradizione lega all'imperatore bizantino Giustino II, poi Caput Histriae per i patriarchi di Aquileia, da cui Capodistria e lo sloveno Koper. Dopo Venezia vennero l'Austria, la parentesi francese, di nuovo l'Austria fino al 1918, l'Italia dopo il Trattato di Rapallo, la Zona B dal 1945 e, con il Memorandum di Londra dell'ottobre 1954, la Jugoslavia. Fra il 1945 e il 1954 se ne andò la maggior parte della popolazione originaria della città.
Piazza Tito (Titov trg) riunisce il Palazzo Pretorio, un tempo sede del podestà veneziano e dal 2001 di nuovo sede del Comune; il Duomo, con opere di Vittore Carpaccio; un campanile nato come torre di guardia romanica; e il caffè della Loggia. Porta Muda, del 1516, è l'unica porta della città rimasta in piedi. Nel settembre 2025 il Collegio dei Nobili restaurato ha riaperto come sede delle scuole italiane, alla presenza dei presidenti Nataša Pirc Musar e Sergio Mattarella.
Ciò che distingue Capodistria su questa costa è che l'italiano è lingua ufficiale accanto allo sloveno, e che è città portuale dal 1957. Luka Koper, l'unico porto merci del Paese, comincia al margine del centro storico, con il terminal crociere accanto. Capodistria è una città che lavora tutto l'anno, non una località di villeggiatura.


